Tempi di pagamento nella sanità

Emergono dati positivi dal settore della sanità, negli ultimi 4 anni il debito pubblico del Servizio Sanitario Nazionale è diminuito del 40% dal 2012 al 2016, (13,6 miliardi di euro) attestandosi a 20,6 miliardi di euro. Un dato significativo sull’impegno del Ministero della Salute al fine di migliorare i bilanci della pubblica amministrazione e di ridurre i tempi di pagamento nei confronti dei fornitori.
Le Regioni che maggiormente si sono adoperate per la riduzione del debito sono state la Campania (-58,1%), Il Veneto (-57,6%) e il Lazio (-49,9%).
Tra le cause del calo del debito pubblico è attribuibile alla Direttiva sui ritardi dei pagamenti della PA d.l.192/2012 in vigore dal 30/11/2012, che fissa i tempi massimi di pagamento dei fornitori a 60 giorni e dalla crescente attenzione della Commissione Europea che nel dicembre scorso ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi di pagamento.

Come percepiscono il cambio di rotta del Ministero della Sanità i suoi fornitori?

Tra i principali fornitori del Ministero della Sanità quelli maggiormente impattati sui ritardi di pagamento sono quelli dell’Industria del Farmaco e quelli dell’industria dei dispositivi biomedici.
Tempi ancora lunghi per i fornitori della Sanità, i produttori di beni medicali aspettano in media 4 mesi prima di incassare i pagamenti da parte della P.A. (quasi 3 mesi per le imprese farmaceutiche) secondo i dati al primo trimestre 2018.
Nonostante il trend positivo degli ultimi 6 anni, i produttori di beni medicali dichiarano tempi di incasso di 124 giorni mentre le imprese del farmaco ne dichiarano 79, contro i 60 giorni della normativa.
Sono sicuramente numeriche migliori rispetto a quelle del 2012 che registravano pagamenti a 251 giorni per l’industria del farmaco e addirittura 316 giorni per l’industria dei beni medicali.

Rimane quindi uno scenario con grandi margini di miglioramento sebbene in netta diminuzione sia nei volumi sia nei tempi di risanamento del debito.

Fonti: Corte dei Conti; Assobiomedica; Federfarma

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